L’inchiesta sulla New Financial Technology (NFT), una società con sede a Silea ma registrata in Gran Bretagna, è giunta alle fasi finali. Questa azienda prometteva guadagni mensili fino al 10% del capitale investito attraverso un complesso sistema di investimento in criptovalute, truffando oltre 6.000 persone in tutta Italia. L’indagine, guidata dai pubblici ministeri Giulio Caprarola e Michele Permunian, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 103 persone. Tra i principali accusati ci sono i trevigiani Cristian Visentin e Mauro Rizzato, insieme all’avvocato laziale Emanuele Giullini, attualmente negli Emirati Arabi. Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, mentre i promotori che hanno venduto le criptovalute rispondono di abusivismo finanziario e truffa. Il valore totale delle somme truffate si aggira intorno ai 150 milioni di euro.
È probabile che alcuni dei promotori iscritti nel registro degli indagati vengano prosciolti, in particolare quelli che non erano a conoscenza delle intenzioni fraudolente della NFT e che, in alcuni casi, hanno perso denaro nel processo. Altre posizioni potrebbero essere stralciate, in quanto non rientrano nell’associazione a delinquere e riguardano reati commessi in altre province o regioni.
Le promesse di guadagni elevati si basavano su un metodo noto come “arbitraggio”, che consiste nell’acquisto e nella vendita di criptovalute su diverse piattaforme online per sfruttare le differenze di prezzo. Tuttavia, gli investitori che hanno ricevuto gli interessi concordati sono stati pagati attraverso un classico schema Ponzi, utilizzando i fondi di nuovi investitori per rimborsare quelli precedenti. Secondo la Procura di Treviso, la NFT si configurava come una vera e propria trappola finanziaria.
Il Procuratore di Treviso, Marco Martani, ha sottolineato che tali truffe sono in aumento e che i truffatori, grazie alle modalità di gestione del denaro, spesso riescono a rimanere un passo avanti rispetto agli inquirenti. Purtroppo, per le vittime è estremamente difficile recuperare le somme investite. Martani ha evidenziato l’importanza della prevenzione, esortando i cittadini a prestare attenzione a comunicazioni ambigue e a seguire sempre le indicazioni delle proprie banche, che non inviano mai informazioni sensibili tramite telefono o email.
In conclusione, l’inchiesta sulla NFT mette in luce i rischi associati agli investimenti in criptovalute e l’importanza di una maggiore vigilanza da parte degli investitori, per evitare di cadere in trappole finanziarie sempre più sofisticate.


