**Silea: Il Comitato dei Truffati di Nft Chiede Giustizia**
Sono trascorsi oltre tre anni dall’inizio dell’inchiesta sul grande raggiro legato alle criptovalute, ma le indagini sulla New Financial Technology (Nft) di Silea non sono ancora concluse. Questo lungo periodo ha suscitato l’indignazione di circa 50 vittime, che hanno deciso di unirsi in un comitato per esercitare pressione sulla Procura di Treviso. Con il supporto dell’Afue, l’associazione delle vittime di truffe finanziarie, presieduta da Daniele Pistolesi, il comitato ha formalmente richiesto che gli inquirenti presentino entro la fine dell’anno le richieste di rinvio a giudizio per gli indagati.
Negli ultimi tre anni, l’Afue ha avviato diverse azioni legali parallele all’inchiesta di Treviso, mirando a perseguire i broker che, operando per istituti bancari in tutta Italia, hanno promosso l’acquisto dei “prodotti” di Nft. Questi broker sono considerati complici dei vertici di Nft, tra cui l’avvocato Emanuele Giullini e i dirigenti Christian Visentin e Mauro Rizzato, ritenuti i principali responsabili della truffa.
Gabriele Costi, presidente del comitato dei truffati, ha dichiarato: «Abbiamo subito perdite finanziarie significative e molti di noi sono stati colpiti anche emotivamente. Crediamo nella giustizia e chiediamo alla Procura di Treviso di agire rapidamente per ottenere giustizia e un eventuale ristoro economico». Il comitato è pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo e a intraprendere azioni legali contro gli agenti che hanno raccolto denaro per Nft, nonché contro le banche che hanno gestito i fondi degli investitori.
Daniele Pistolesi ha aggiunto che l’attenzione si concentra anche sulle banche depositarie, dove almeno il 30% dei clienti di Nft ha versato somme ingenti. Queste istituzioni, alcune delle quali sono lituane e note per facilitare truffe, saranno anch’esse oggetto di azioni legali. L’obiettivo è arrivare a processo con un insieme di azioni collaterali già in atto, per garantire che tutte le banche e gli exchange coinvolti siano ritenuti responsabili.
Nel frattempo, la Procura di Treviso ha accolto l’appello del comitato e si prepara a chiudere l’inchiesta per gli indagati principali, coinvolgendo anche altre Procure per quanto riguarda il ruolo degli agenti. Attualmente, sono 103 gli indagati e i milioni di euro spariti superano i 150, con circa 6.000 truffati. Le indagini si concentrano sul meccanismo di “continuo arbitraggio” utilizzato da Nft, che prometteva guadagni mensili del 10% agli investitori, ma che si è rivelato un classico schema Ponzi. La truffa è crollata nell’estate del 2022, rivelando l’entità del raggiro.


